Dal Blog di Bagnai goofynomics.blogspot.com

Scrive un lettore (del blog di Bagnai)

“””” Francesco ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “Ortotteri aretini e Radicondoli”: 

Prof, che ne pensa della Slovenia? 
Non le sembra che nonostante non abbia mai avuto un debito pubblico alto prima dell’euro e che nonostante fosse ben gestita dalle istituzioni di governo, renda il suo attuale tracollo non dipendente dal “mostro mangia economie” del debito pubblico derivante dalla castacorruzioneblabla, ma da forti e ben noti squilibri propri della struttura costitutiva che disciplina le politiche economiche, gli scambi e via dicendo dell’eurozona?
Io non ho le conoscenze per un’analisi tecnica, capace di individuare correttamente le causalità, ma se così fosse, potrebbe essere una buona argomentazione per smontare gli amici del Super Telegattone che, se vi piace, chiamatelo “Oscar”… 

  
Superato l’urto di nervi del “che ne pensa”…

(lo so, mi dà l’urto di nervi, e non dovrebbe, ma che ci devo fare? Mi viene da rispondere: e che te ne frega? Eppure lo so che sono io a essere sbagliato: queste richieste sono manifestazioni di rispetto, di fiducia, Però, pensate un po’ a questa scena: esami di politica economica, chiami il candidato: “Francesco”, lui entra, si siede, e ti chiede: “Professore, che ne pensa dell’ottimo paretiano?”. Ma come che ne penso? Che ne penso io? Io è un anno e dispari che mi faccio un culo come una scimmia per insegnarvi cosa ne dovete pensare voi! Siete voi a dovermi dire cosa ne pensate, anche perché qui da un anno – ma in realtà da trenta – stiamo parlando sempre e solo della stessa stessissima identica identicissima cosa: di paesi mandati per stracci dall’afflusso di capitali esteri. E allora cosa ne devo pensare? Che significa che ne pensa? Significa che volete sapere se “questa volta è diverso”? No, non è diverso, perché è sempre così e sarà sempre così finché non cambieranno le regole del gioco in un modo del quale abbiamo altresì parlato milioni di miliardi di trilioni di fantastiliardi di volte, cazzo! Leggete il blog. Non è diverso perché non può essere diverso. Forse una crisi finanziaria ogni venti sarà stata provocata dal comportamento irresponsabile dello Stato. Le altre diciannove sono fallimenti del mercato privato dei capitali. Sarà sempre così: i paesi periferici saranno sempre schiacciati, maciullati dall’invasione di capitali esteri destinati a impieghi privati. Sarà sempre così: il settore pubblico c’entra poco o nulla. Sarà sempre così: la crisi si manifesta come un sudden stop, un arresto improvviso dei finanziamenti esteri. Sarà sempre così: l’afflusso dei finanziamenti esteri è facilitato dal cambio fisso. E sarà sempre così finché non verranno disciplinati i movimenti internazionali di capitali, finché non verrà ripristinata la separazione fra banche commerciali e banche di investimento, finché non verrano poste soglie di attenzione sul debito privato, anziché su quello pubblico, finché non si passerà da politiche di sviluppo di tipo mercantilista, che necessariamente portano i paesi satellite a indebitarsi con il centro, a politiche di sviluppo più equilibrate, fondate su una ordinata crescita della domanda interna, e nelle quali lo Stato riprenda il proprio ruolo di intermediazione finanziaria. Non me l’avete mai sentito dire, vero? Lo so. Ho cercato di tenervelo nascosto…)

Superato l’urto di nervi del “che ne pensa” (che ne devo pensare?), riconosco che il lettore è informato e la domanda è lecita, e quindi perdo una mattina a ridire quello che ho detto per un anno. Lo faccio in forma rapida e tecnica. Gli strumenti sono stati descritti parlando della Grecia qui e qui, e nel libro (per chi ce l’ha) a partire da p. 46 (vedi in particolare la Fig. 8 a p. 53), e il discorso sui saldi che abbiamo ricominciato  ri-spiegherà tutto nel corso del prossimo mese. Quindi qui tiro dritto (relativamente).

 

La Slovenia in due grafici

Venerdì 21 dicembre 2012 il Fatto Quotidiano a p. 16 titolava “Piccola e infelice, la fiaba “italiana” della Slovenia”. Ci ero capitato per caso, seguendo la segnalazione di un altro lettore che mi aveva indicato un altro titolo di quella pagina: “I poveri tra i ricchi tedeschi sono sempre di più”.  Due non novità, come sappiamo.

Occupiamoci oggi della prima.

L’articolo in questione non è apparso sull’edizione on line. Parla genericamente di “rischio default del paese” (che gli ingenui identificano sempre con lo Stato, pensando così a un problema di debitopubblicobrutto…), parla di “sfiducia dei cittadini nelle instituzioni” (rinforzando la stessa idea), di “voragine nella sanità”, di elevato spread sui titoli del debito pubblico… Insomma: cerca di raccontare, la disinformatrice di turno (tale Reguitti), forse in buona fede, la stessa stessissima storia che tutti raccontano a noi di noi: castacriccacoruzzzionedebbitopubblicobruttosesomagnatituttotuttiladrituttiacasaaaaaa. Una storia che con la realtà ha la stessa relazione che la favola di Cappuccetto Rosso può avere con la crisi del Medio Oriente, ma che va bene per tutte le stagioni, perché c’è un cattivo ben individuato: lo Stato. Quello che ti fa pagare le tasse (o almeno ci prova).Come pensare che chi ha pretese così vessatorie non sia cattivo nell’animo e fonte di tutti i mali?

Disinformare, però, è un mestiere difficile, come fare ciambelle: non tutte le disinformazioni riescono col buco. Prendete ad esempio un altro articolo, questo. Si parte bene, nel titolo: “La Slovenia non è più virtuosa”. Le persone dalla limitata capacità di comprensione immediatamente collegano: Slovenia = Stato sloveno = debitopubblicobrutto. Ma poi, se la persona dalla limitata capacità di comprensione (sentite, mozione d’ordine: posso dire “imbecille”. Faccio prima), se l’imbecille di turno legge, ha possibilità di capire che le cose stanno in un modo diverso: si specifica che il “vero” problema sono le banche, che hanno prestato in modo irresponsabile, con contorno di scandali, e rischio di bancarotta. Insomma: la solita storia. Lo Statobrutto non c’entra (se non in quanto ha fatto poco e male il suo lavoro di regolatore e supervisore).

Vi propongo la solita storia coi due soliti grafici: uno mostra l’andamento dei saldi finanziari settoriali, l’altro quello degli stock di debito pubblico, privato e estero. Le variabili sono rappresentate in percentuale al Pil.

I saldi finanziari settoriali (per i palmipedi: i bilanci settoriali) della Slovenia sono questi:

La Slovenia è entrata nell’Unione Europa nel 2004 e ha adottato l’euro nel 2007. Notate che entrando nell’Unione Europa la Slovenia ha automaticamente adottato l’ERM II (Exchange Rate Mechanism), il meccanismo di fluttuazione “controllata” del cambio ereditato dallo SME. Insomma, avrete capito: nel 2004 la Slovenia diventa “credibile”.

Cosa succede quando un paese diventa “credibile”? Tre cose, sempre le stesse:

1) arrivano i capitali esteri (la spezzata verde parte verso l’alto);
2) il settore privato si indebita (la spezzata blu parte verso il basso);
3) il settore pubblico riduce il proprio indebitamento (la spezzata rossa si muove verso l’alto).

I motivi per i quali ciò accade sono stati spiegati miliardi di volte, ad esempio quiqui e qui(scegliete voi). I capitali esteri finanziano l’economia privata che cresce indebitandosi, mentre la crescita del Pil e il correlato aumento delle entrate fiscali migliorano il saldo pubblico.

La spezzata nera corrisponde al 2006: nel 2007 la Slovenia entra nell’euro, cioè da credibile diventa credibilissima, e i risultati si vedono:

1) gli afflussi di capitali esteri raddoppiano da circa 2.5 a 5 punti di Pil fino a un massimo di 6 nel 2008;
2) l’indebitamento privato peggiora (segno che i soldi che vengono dall’estero vanno ai privati), in modo quasi perfettamente simmetrico;
3) e, naturalmente, lo Statobruttocorottotuttiladrituttiacasaaaaa degli ortotteri o dei Gianninizzeri di turno… passa in surplus di bilancio!

Bravo, Francesco: vedi: la risposta era dentro di te, ed era giusta, tanto giusta che forse potevi anche risparmiarti la domanda, perché vedi, diciamocelo fra noi, sommessamente, dato che la storia è sempre questa (e tu l’hai capita benissimo) chi non l’ha ancora capita è un povero fesso (o un gran furbacchiotto: per vedere esempi dell’uno e dell’altro, accendete la tele), e quindi forse non varrebbe la pena di perderci tempo: però hai fatto bene a chiedere, chissà, forse repetita juvant.

Naturalmente, nihil est in stock quod prius non fuerit in fluxus (per gli amici aristotelici).

La dinamica degli stock che storia ci racconterà mai, data questa dinamica dei flussi? Provate un po’ a indovinare? Un aiutino? Dunque: l’indebitamento privato aumenta, quello pubblico diminuisce, quindi dovrei aspettarmi che il debito privato aumenti e che quello pubblico diminuisca, però siccome questa cosa è troppo ovvia, allora la risposta sarà al contrario, perché sicuramente il professore mi ha fatto una domanda trabocchetto… “Il debito privato diminuisce e quello pubblico aumenta!”

Ecco, bravo ellissoide! Così ragionano alcuni miei studenti (quelli “de’ passaggio”), i quali pensano di aver dentro di sé la risposta sbagliata, e che io li voglia trarre in inganno. Ma non è così. Voi avete dentro di voi la risposta giusta, e sono i giornali che vi vogliono trarre in inganno.
 
Dimostrazione: 

Dal 2002 al 2008 il rapporto debito pubblico/Pil della Slovenia (in rosso) è andato diminuendo regolarmente, con una accelerazione (ovvia) nel momento di maggiore “credibilità” (daje a ride…). Cosa aumentava? Il debito privato (spezzata verde), di pari passo con quello estero (spezzata blu). Pensate che nel 2007 il debito estero (netto, cioè debiti esteri al netto dei crediti esteri) supera quello pubblico…

Insomma: la solita storia.
 
Poi arriva la crisi, per loro come per noi nel 2008, e succedono le solite cose:
 
1) il flusso di capitali esteri si interrompe, perché i mercati non si fidano più (la spezzata verde nel primo grafico va a zero);
2) lo stato comincia a indebitarsi per salvare le banche e sostenere i redditi dei cittadini (la spezzata rossa schizza verso l’alto);
3) famiglie e imprese cercano di “rientrare” (la spezzata blu nel primo grafico schizza verso l’alto, ad indicare che i cittadini e le imprese sono diventati risparmiatori netti, cioè che sono crollati i consumi e gli investimenti).
 
Più chiaro di così!
 
Sentite, facciamo come in classe di econometria: volete fare una tesina? Vi assegno unPECO a testa. Chi ne trova uno che non sia su questa traiettoria vince il Giannino d’oro 2013 (il Telegatto dei liberisti).
 
Tutto sta a capire quando arriverà il crash, ma che arrivi è sicuro!
 
Per inciso: capite perché non penso che l’uscita dell’Italia scatenerebbe rappresaglie? La Germania questo giochetto vuole giocarlo con tutto l’Est europeo (e lo sta facendo). Se chi si sgancia venisse aggredito, sarebbe troppo evidente, anche ai poveri polli che si credevano (come la Slovenia) o si credono (e qui non faccio nomi) delle aquile, che l’euro è una trappola. E siccome la Germania vuole che loro nella trappola ci entrino, chiaramente non deve metter sopra di essa un cartello con scritto “attenzione trapppola”!
 
Non so se è chiaro, ma se non è chiaro… temo di non essere lo specialista del quale avete bisogno (avete provato con un oculista? Ah, ci vedete benissimo? Allora forse uno psichiatra?).
 
Grazie Francesco: mi hai fatto perdere una mattinata a dire una cosa inutile a me e a te, e a molti altri. Ma se sarà utile ad almeno uno, non sarà stato tempo perso.
 
Ita gaudium erit in caelo super uno peccatore paenitentiam agente quam super nonaginta novem iustis, qui non indigent paenitentia.

 
Vale anche e soprattutto per i Gianninizzeri… 
 
(la buona fede si presume) “”””